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Laura Maresca - Psicologa Roma

la dislessia

La dislessia: quando leggere è faticoso

La DISLESSIA fa parte dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e riguarda il processo della lettura: si manifesta attraverso una minore correttezza e rapidità della lettura di lettere, di parole, di non-parole e di brani rispetto a quanto atteso per età anagrafica, classe frequentata, istruzione ricevuta.
In una società come la nostra nella quale la scrittura e la lettura sono molto importanti, la dislessia può incidere significativamente sulla vita scolastica e relazionale dello studente e soprattutto sulla sua autostima.
Riconoscere in tempo i segnali della presenza del disturbo ed ottenere una diagnosi corretta entro il terzo anno di scuola primaria permette di riconoscere le difficoltà incontrate dal bambino, attivare tutti gli interventi necessari ed evitare di conseguenza inutili e negative frustrazioni al bambino.
Il momento della diagnosi non è quindi solo un punto di arrivo di un percorso scolastico a volte faticoso, pieno di frustrazione e insuccessi, ma è un punto di partenza per l’individuazione di nuove strategie che migliorano significativamente la vita scolastica ed emotiva del bambino/ragazzo (Brembati, Donini, 2013).

La dislessia: cosa è e come si manifesta

La dislessia è un disturbo a carattere neurobiologico: i bambini dislessici, nonostante uno sviluppo tipico, non acquisiscono o faticano ad acquisire una lettura fluente e accurata in termini di velocità e correttezza, caratterizzata da tipici errori di lettura, quali:

  • confusione di lettere che si assomiglino visivamente o fonologicamente;
  • omissioni di lettere nella lettura della parola;
  • inversioni delle lettere nella sillaba;
  • sostituzioni di sillabe o parole;
  • inserzioni di lettere o sillabe;
  • salti di parole e salti da un rigo all’altro;
  • invenzione di parole;
  • eventuali difficoltà nella comprensione del testo scritto che si evidenzia principalmente nella difficoltà a ricordare quanto letto.

Quando un bambino dislessico sta iniziando ad approcciarsi alla lettura, il disturbo è più difficile da identificare perché può confondersi maggiormente con le normali difficoltà che può incontrare nell’apprendimento della lettura. A differenza di chi è in ritardo nell’acquisire la lettura, per un bambino con dislessia tale processo rimarrà lento e faticoso anche col procedere della scolarizzazione. Uno sviluppo delle competenze è sempre possibile, a prescindere dalla gravità di partenza ma un bambino con dislessia non arriverà mai a normalizzare la sua competenza di lettura.

Dall’osservazione dei segnali alla diagnosi

La diagnosi di dislessia, come per tutti i DSA, deve avvenire tra la fine della seconda e la terza elementare, ovvero nel periodo in cui i processi della letto-scrittura si sarebbero dovuti automatizzare. Al fine di individuare precocemente un bambino con problemi dell’apprendimento sono importanti i docenti della scuola dell’infanzia e della scuola primaria.
La scuola dell’infanzia dovrebbe avere il compito di riconoscere i segnali per la comparsa di un disturbo dell’apprendimento attraverso l’osservazione e la valutazione dei prerequisiti, ovvero delle competenze cognitive che costituiscono le condizioni indispensabili alle successive acquisizioni.
Le insegnanti della scuola primaria, invece, dovrebbero avere le competenze per riconoscere le situazioni a rischio ed attivare ancor prima della diagnosi le strategie più utili per quel determinato bambino.
Spesso le difficoltà riscontrate nei primi due anni della scuola primaria vengono erroneamente attribuite a pigrizia o svogliatezza dell’alunno; identificare il problema e dargli un nome significa circoscriverlo, individuare ciò che è modificabile, attivare tutte le strategie che possono contribuire a realizzare un cambiamento. Riconoscere le difficoltà dell’alunno, effettuare la diagnosi nei tempi corretti, significa permettere al bambino di passare dal sentirsi sbagliato al comprendere che apprende in modo diverso. Fare una diagnosi corretta permette di segnare un confine chiaro tra ciò che dipende dal bambino e ciò che non dipende da lui, conoscere le caratteristiche della dislessia, sapere ciò che sarà modificabile e cosa serve per modificarlo, accettare che qualcosa non si modificherà.
La valutazione non ha il solo scopo di fornire una etichetta diagnostica, ma deve soprattutto servire per comprendere il funzionamento cognitivo ed emotivo del bambino e analizzare le specifiche difficoltà di apprendimento: in questo modo è possibile fornire al bambino, alle insegnanti, alla famiglia tutte le strategie didattiche necessarie e attivare gli interventi riabilitativi più idonei.

La diagnosi di dislessia

La dislessia, come tutti i DSA, può essere diagnosticata solo nei casi in cui siano esclusi deficit sensoriali (della vista e dell’udito), neurologici, cognitivi ed emozionali-relazionali, sia presente un QI nella norma, vi sia un inserimento adeguato nel contesto sociale e scolastico.
La diagnosi deve quindi indagare le capacità cognitive del bambino, le abilità prassiche, le abilità spaziali, mnemoniche e di linguaggio. Inoltre, verranno valutati più nello specifico:

  • il livello di lettura rispetto all’età cronologica nelle componenti di rapidità, correttezza di parole, non parole e di brani;
  • il livello di scrittura sotto dettato ortografico;
  • il livello di calcolo mediante calcoli scritti e a mente, lettura di numeri e scrittura di numeri;
  • la velocità di discriminazione delle sillabe e delle competenze metafonologiche;
  • il livello di comprensione del testo.

Dai risultati delle varie prove emergeranno le caratteristiche della capacità di lettura del bambino: l’intervento di potenziamento o recupero delle abilità di lettura e le misure dispensative o compensative suggerite saranno diverse sulla base delle suddette caratteristiche.

Conclusioni

La diagnosi è il risultato di un lavoro multidisciplinare di diverse figure professionali. Successivamente alla diagnosi dovrà essere presente un lavoro di rete fra la scuola e chi ha in carico il bambino per la riabilitazione in modo da portare avanti un intervento che risulti coerente ed omogeneo nella sua attuazione. Una diagnosi corretta e completa è fondamentale per la stesura di un progetto educativo e didattico il più mirato possibile al disturbo del bambino. È importante ricordare che la diagnosi non serve per sottolineare le difficoltà del bambino o per etichettarlo, ma per implementare un progetto educativo in cui si possa fornire un aiuto strumentale concreto ed efficace.
Alla base di qualsiasi intervento educativo e didattico con i bambini dislessici, e in generale con i DSA, deve esserci la concezione che la dislessia rappresenta una caratteristica dell’individuo che può costituire un ostacolo per l’acquisizione di alcune competenze ma che può anche essere “aggirato” utilizzando strategie e strumenti adatti.

Per ulteriori informazioni su cosa sia un DSA segui leggi anche l’articolo “I Disturbi Specifici dell’Apprendimento”

Se vuoi prendere appuntamento con me, puoi chiamare il numero 340.711.63.23, inviare una mail a info@marescalaura.it oppure compilare il form.

Bibliografia:

  • American Psychiatric Association. “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – Quinta Edizione” A cura di Biondi M. Raffaello Cortina Editore, Milano 2014.
  • Brembati F., Donini R. “DSA e compiti a casa – strategie per rendere efficace lo studio e lo svolgimento dei compiti” Edizioni Erickson, 2013.
  • Stella G., Savelli E. “Dislessia oggi Prospettive di diagnosi e intervento in Italia dopo la legge 170” Edizioni Erickson, 2011.
  • Stella, G. “La dislessia” Il Mulino, Bologna, 2004.
  • https://www.airipa.it/blog/linee-guida-per-la-diagnosi-dei-profili-di-dislessia-e-disortografia/

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