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Laura Maresca - Psicologa Roma

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento e le implicazioni socio-emotive


Nell’articolo precedente (https://www.marescalaura.it/i-disturbi-specifici-dellapprendimento/) ho fornito una definizione di Disturbi Specifici dell’Apprendimento, cercando di sottolineare l’unicità di ogni bambino che presenta questo disturbo e l’importanza di una diagnosi tempestiva per far sì che non si sviluppino problematiche emotive.
La legge 170/2010“Nuove norme in materia di disturbi specifici dell’apprendimento in ambito scolastico” è importante nel panorama legislativo in quanto ha la finalità di garantire il diritto allo studio e favorire il successo scolastico attraverso misure didattiche di aiuto (compensative e dispensative), assicurando una formazione adeguata e promuovendo lo sviluppo delle potenzialità individuali.
In questo modo è possibile ridurre i disagi legati alla sfera emotiva e relazionale anche grazie a una diagnosi precoce e ai percorsi didattici di potenziamento. Inoltre, auspica l’attivazione di un lavoro di rete tra famiglia, scuola e servizi, elaborando un progetto educativo specifico per ogni studente.


Il lavoro di rete dalla diagnosi al trattamento dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento

Per i bambini in età scolare, l’argomento scuola occupa la maggior parte della loro giornata, tra il tempo trascorso a scuola e il parlare della scuola e dei compiti una volta arrivati a casa. Ancor di più questo accade nel momento in cui si scopre che il proprio figlio ha problemi nell’apprendimento. Spesso, prima di arrivare ad una diagnosi, si sottopongono i bambini ad ore di studio, di ripetizione, ottenendo sempre meno risultati e aumentando, invece, il senso di fallimento. Per questo è molto importante che la diagnosi sia tempestiva, così da attivare le necessarie attività educative e didattiche per potenziare le abilità del bambino senza sottoporlo ad ore di inutili esercitazioni.
La scuola assume, quindi, un ruolo fondamentale nel riconoscimento tempestivo di una difficoltà dell’apprendimento, permettendo una diagnosi e una riabilitazione precoce grazie ad un corretto approccio da parte dei genitori, degli insegnanti e del bambino: ciò permetterà di comprendere il tipo di difficoltà presentato e limiterà i danni psicologici.
In questo percorso è importante il sostegno ai genitori nel naturale percorso di accettazione delle difficoltà riscontrate, al fine di aiutarli a comprendere le difficoltà del proprio figlio ma soprattutto le potenzialità.
Inoltre, una volta effettuata la diagnosi e attivati i percorsi di didattici e educativi necessari, è importante il collegamento tra i servizi e scuola, in modo tale che i docenti vengano informati e sostenuti nel tempo sulle migliori strategie da utilizzare con quel determinato alunno. È importante mantenere un approccio globale alla persona attraverso la proposta di interventi educativi e di sostegno didattico personalizzati.
L’obiettivo dell’intervento educativo è potenziare le abilità compromesse, attraverso strategie di studio specifiche, misure dispensative o compensative che diventeranno lo strumento principale per il raggiungimento degli obiettivi scolastici.
Ma l’obiettivo principale dell’intervento educativo deve essere l’aumento della consapevolezza delle capacità del bambino e delle sue modalità di apprendimento al fine di sviluppare sempre di più l’autonomia nello studio.

Implicazioni socio-emotive nel bambino con Disturbi specifici dell’apprendimento

Possiamo semplificare il processo di accettazione delle difficoltà di apprendimento da parte del bambino e della famiglia attraverso le seguenti fasi:

  1. Riconoscere che quel bambino non è pigro, non è svogliato, ma soprattutto comprendere che è intelligente;
  2. Riconoscere che il disturbo esiste, accettare che il bambino ha una modalità di apprendimento diversa, sapere che si può dire di avere un disturbo dell’apprendimento senza vergognarsene;
  3. Segnare un confine chiaro tra ciò che dipende dall’impegno del bambino e ciò che non dipende da lui, in modo tale da non fargli provare frustrazioni inutili o farlo sentire inferiore o diverso dagli altri;
  4. Conoscere le caratteristiche del disturbo, comprendere cosa si può fare nonostante il disturbo;
  5. Comprendere quali sono gli ambiti modificabili e attivarsi per modificarli;
  6. Accettare che qualcosa non si modificherà, che alcune attività rimarranno difficili o poco comprensibili. Spesso i bambini con DSA hanno delle conseguenze psicologiche da non sottovalutare. Se non correttamente sostenuti in famiglia e a scuola possono provare demoralizzazione, sviluppare scarsa autostima, avere un deficit nelle capacità sociali. Nei casi più gravi si può arrivare all’abbandono scolastico, a una devianza sociale o alla depressione.

Implicazioni socio-emotive nella famiglia

Spesso l’intervento che viene svolto nei casi di DSA è incentrato esclusivamente su bambino/ragazzo, al fine di potenziare le abilità residue e compensare i deficit. Troppo spesso viene trascurata l’analisi delle risorse personali e del contesto, e frequentemente vengono trascurati i disagi familiari. Perché ancora oggi si ritiene che la diagnosi di DSA influisca solo sul bambino, dimenticandosi di cosa invece può significare per i genitori.
Spesso infatti le famiglie sperimentano elevati carichi di stress familiari: dallo stress dei genitori che possono provare sofferenza per la perdita del figlio immaginario perfetto, oppure possono sentirsi oberati dai doveri educativi e dagli impegni necessari al bambino, frustrati per le difficoltà incontrate con i servizi o con la scuola, possono insorgere discussioni coniugali inerenti alle modalità educative e difficoltà nella gestione anche degli altri eventuali figli presenti.
Sarebbe opportuno, quindi, quando si prende in cario un bambino con DSA approfondire non solo le caratteristiche cognitive del bambino, ma anche le sue caratteristiche personali e coinvolgere i genitori e il sistema familiare nel suo insieme.

Negli ultimi anni sono stati sviluppati degli studi per studiare gli aspetti legati all’ambiente familiare nei DSA.

  • Waggoner e Wilgosh (1990) hanno esaminato i motivi di disagio di questi genitori prima e durante il trattamento: lo stress emotivo e fisiologico era legato alla terapia, alle relazioni negative con gli insegnanti non cooperativi e poco informati, al tema della diversità percepita rispetto agli altri compagni e alla preoccupazione sul futuro;
  • Lo studio di Snowling, Muter e Carrol (2007) ha evidenziato che circa il 74% dei genitori, di bambini con diagnosi di DSA, dichiara che le difficoltà del figlio avevano avuto un impatto da medio a severo sulla vita in famiglia e le madri hanno riportato livelli di ansia e depressione più elevati.
  • Infine, Bonifacci, Montuschi, Lami et al. (2013) hanno osservato maggiori livelli di stress familiare nei genitori di bambini con DSA rispetto a un gruppo di genitori con bambini con sviluppo tipico.

Conclusioni

Dai dati sopra riportati è evidente la necessità di aiutare e sostenere non solo il bambino ma l’intero sistema familiare, partendo da un lavoro di rete tra famiglia, scuola e con le figure che si occupano di seguire il bambino nei compiti e/o nella terapia (tutor DSA, logopedista, psicologo). Troppo spesso proprio questo lavoro di rete è deficitario: la scuola, in particolare i docenti, si trovano da soli ad affrontare le difficoltà del bambino, senza essere seguiti e guidati nel percorso di crescita del piccolo, mettendo in atto atteggiamenti e comportamenti non sempre produttivi. La famiglia sente la scuola distante, che non sostiene, anzi spesso viene vissuta come un nemico. I servizi esterni spesso dimenticano di prendere in carico l’intero sistema che ruota intorno al bambino, provando quindi anch’essi la frustrazione di non vedere i miglioramenti auspicati o sentendo che la famiglia non li sostiene.
È importante aiutare i genitori a comprendere la natura dei DSA, affiancarli durante i trattamenti riabilitativi del proprio figlio, offrirgli un intervento di sostegno alla genitorialità al fine di valorizzare il loro ruolo di figura genitoriale, diverso da tutti gli altri ruoli (insegnanti, educatori, tutor, ecc), in grado di agire in modo sinergico nell’accompagnamento del bambino nel percorso scolastico e nella crescita affettiva, evitando così di sovraccaricare un’unica persona di riferimento.

Bibliografia

  • Bonifacci P., Montuschi M., Lami L., M.J. snowling (2013). Parents of children with dyslexia: cognitive, emotional and behavioural profile. “dyslexia”, vol. 20, 2, 175-190
  • Gambini, P. (2007). Psicologia della famiglia. La prospettiva sistemico-relazionale. Milano: francoangeli
  • Snowling, m.j.- muter, v.- j. Carrol (2007). Children at family risck of dyslexia: a follow-up in early adolescence. “journal of child psychiatry”, vol. 48, 6, 609-618
  • Waggoner k.- l. Wilgosh (1990). Concerns of families of children with learning disabilities. “journal of learning disabilities”, vol. 23, 2, 97-98
  • https://www.tuttodsa.it/la-legislazione-e-i-dsa.html
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